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Mauro Puppin, ex olimpico di sci nel settore disabili si racconta per noi, tracciando le fasi della sua carriera vincente.

 

Ci racconti la tua storia?

 

In gioventù ho praticato diversi sport a livello agonistico, da ultimo lo sci. A 21 anni ebbi un grave incidente di moto (sci e moto vanno spesso assieme!).  Ne uscii molti mesi dopo amputato della coscia sinistra e con un blocco articolare del braccio sinistro.  Credevo che l’unica attività che mi rimaneva fosse il nuoto, ma, anni dopo, al centro protesi di Budrio vidi un biglietto in cui si cercavano persone che volevano provare a sciare con l’uso della protesi.  Ci ritrovammo in cinque, la nostra volontà e l’aiuto dell’officina INAIL fecero sì che in breve riuscimmo a buttarci sulle piste senza nulla invidiare a chi aveva due gambe.  Cominciammo a partecipare a delle competizioni, all’estero, finché la Federazione Sportiva Disabili si accorse di noi.  Feci parte della prima partecipazione ufficiale Italiana alle Paralimpiadi invernali di Innsbruck del 1988 e poi ai Campionati Mondiali in Colorado nel 1990.  Complessivamente ho vinto otto titoli italiani (4 Gigante, 2 Discesa, 1 superG, 1 Speciale) tra il 1988 e 1992, dopo di che lasciai l’agonismo per impegni di lavoro e di famiglia.

 

Quali sono state le paure e le difficoltà che hai avuto nel primo approccio con lo sport ?

 

All’inizio fu difficile mettere a punto una tecnica e una progressione che consentisse di caricare il peso sulla protesi, soprattutto con il ginocchio in flessione.  Sapevo che era possibile sciare con una gamba sola e con l’uso di stabilizzatori (all’incirca due stampelle con dei mini-sci) ma questo implicava non esser completamente indipendenti: poteva significare aver bisogno di aiuto per raggiungere le piste o per entrare in un rifugio.  L’uso della protesi rende totalmente indipendenti, sulle piste o al self-service, ma richiede maggiore tecnica e, all’inizio, più coraggio.  Senza dimenticare che l’aspetto fisico completamente normale ti risparmia commenti pietistici del tipo “poverino” o “serve aiuto?”.

 

Chi sono i tuoi allievi?

 

Una volta trovate le soluzioni tecnologiche per le protesi e una efficace progressione nella tecnica sciistica, ho cominciato ad organizzare delle settimane bianche per amputati con la collaborazione di alcune officine ortopediche.  La proposta ebbe una certa eco e cominciarono a venire non solo “allievi” di tutte le età dall’Italia ma anche dall’estero, in particolare dalla Germania. L’allievo più lontano arrivò dal Sud Africa.  Per molti si trattava della prima esperienza ed erano necessarie due o tre settimane per imparare ed esser indipendenti, mentre ne bastava una per chi sapeva sciare prima dell’amputazione.

 

Cosa consiglieresti a delle persone che vogliono portare avanti le loro passioni nonostante gli impedimenti fisici?

 

Di seguire le proprie passioni, di sicuro troveranno qualcun altro con cui condividere esperienze e superare le difficoltà iniziali.  Le recenti Paralimpiadi ci hanno mostrato cose fino a pochi anni fa impensabili.

 

Quello che insegni è lo sport invernale per eccellenza, ma l’abbigliamento da sci d’eccellenza qual’è? In modo particolare per chi ha disabilità fisiche, ci sono consigli d’abbigliamento che ti sentiresti di dare?

 

Credo che in pochi sport l’abbigliamento sia importante come nello sci.  Le condizioni meteo estreme richiedono tessuti traspiranti con isolamento termico efficacissimo, mi ricordo ancora del SuperG ai mondiali in Colorado con il termometro alla partenza che segnava -23 C.   Gli indumenti devono essere aderenti, per problemi di aerodinamica, prodotti con materiali resistenti a urti (paletti), sfregamenti (scivolate su neve ghiacciata) e tagli (lamine degli sci).  Inutile aggiungere che la elasticità è fondamentale per non limitare i movimenti e che la leggerezza evita di sovraccaricare gli sforzi.  Se questo non basta, ricordo che il tessuto deve, sottolineo deve, far scivolare l’aria ma, per contro, non scivolare sulla neve o ghiaccio, per evitare che in caso di caduta scivoli fino a fondovalle.  Tutte queste caratteristiche non devono far dimenticare che anche l’occhio vuole la sua parte, perché nessuno andrebbe in pista con una tuta da astronauta o una muta da sub. Non ci sono particolari indicazioni per chi ha disabilità: come per tutti, capi specifici con tessuti tecnici e si evitano brutte sorprese.

 

In sport così tecnici l’attrezzatura è fondamentale. Il progresso si sta registrando anche negli adattamenti per disabili?

 

Certamente. Gli ausili protesici sono sempre più evoluti. Ho personalmente collaudato il ginocchio in titanio (della ditta Otto Bock) e assistito all’ingresso dell’elettronica anche nelle protesi di gamba.  Sono oggi disponibili ginocchi controllati da microprocessori che danno risposte attive alle diverse stimolazioni sia nella normale quotidianità sia nello sport, come lo sci alpino e da fondo, la corsa e altro.

Inoltre gli sci molto sciancrati, che oggi sono la norma, consentono raggi di curvatura impensabili ai tempi di Gustavo Thoeni.  Questo rende la sciata più facile a tutti e ancor più ai disabili.

 

Nelle piste da sci, ci sono adeguati supporti per atleti con disabilità? In caso contrario, cosa manca?

Direi che sono stati fatti grandi progressi sia nella preparazione delle piste sia negli impianti di risalita.  Inoltre ovunque il personale ha sempre mostrato grande disponibilità per cui anche le situazioni più difficili, come lo sci in carrozzina, trova il supporto necessario.

 

La stagione invernale è ormai aperta: ci potresti consigliare gli impianti sciistici dove potremo divertirci in sicurezza con amici e famigliari affetti da disabilità?

La sicurezza (e il divertimento) dipende in primo luogo da noi stessi. Controllare gli attacchi, tenerli puliti (non portare gli sci sul tetto senza proteggerli) stringere bene gli scarponi.  E poi cominciare da piste facili, scaldare i muscoli, adattarsi alle condizioni della neve, del meteo e dell’affollamento sono consigli validi per tutti e ben più importanti della scelta della stazione sciistica.  Se poi vogliamo riferirci alla possibilità di avere un maestro con esperienza con sciatori disabili, posso ricordare una pluriennale esperienza con la Scuola di Sci di Vipiteno o anche con Alleghe Civetta.

 

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