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C’è un tempo di lavorare e tempo di riposare,
tempo di meditare e tempo di operare,
tempo di pensare a sé e tempo di pensare agli altri,
tempo di pregare e tempo di andare in bicicletta.

 

C’era una volta un signore che si chiamava Pippo ed amava andare in bicicletta
Per lui la bici era attività fisica, peraltro blanda, ma soprattutto era un modo per cadenzare i pensieri.
Solo una volta si spinse a viverla in modalità cronometrate, in occasione di una esperienza di “giro d’Italia”
in tandem con l’amico non vedente Gabriele; modalità competitive, ma ben lontane da quelle oggigiorno
piuttosto diffuse tra “garisti accaniti” di mezza età
Pippo ebbe quattro figli, l’ultimo dei quali in particolare fu preso da impeti pedalatori in modo
permanentemente incostante, razionalmente folle e programmaticamente improvvisato.
A sua volta costui trasferì un po’ di passione per la pedalata a figli, nipoti e cugini. Tra questi Pietro, Matteo
e Mario.
Nella seconda metà degli anni novanta, in semplicità ed armonia, Luciano, insieme con i ragazzi sopra citati,
si dilettarono talvolta in attività in montagna, incluse pedalate.
Tra queste, ce ne furono alcune memorabili, che oggi fanno parte della spina dorsale dei ricordi di quei
ragazzi, oramai grandi ma sempre lesti, talvolta molesti, ma mai mesti.
Una di queste, seppur antecedente all’epoca del selfie, venne immortalata da foto

Quel giorno, il 22/8/1998, i quattro scollinarono al colle del Nivolet, salita unica raggiungibile da Ceresole
Reale. I ragazzini erano ancora giovani ma piuttosto audaci, e spinti dalla sana competizione, o meglio da un
confronto onesto nel quale non si vuole sfigurare, scollinarono ai 2617 metri del colle, tra le nebbie; stanchi
e contenti.
Anche Alberto, rispettivamente padre, zio e cugino dei ragazzi, quel giorno fu della compagnia, ma preferì
arrivare di corsa. D’altronde ciascuno ha il suo metodo preferito di deambulazione errante, contemplante e
talvolta faticante.
Ma veniamo ai giorni nostri.
I tre ragazzi in qualche modo hanno coltivato la passione per la bici. Mario è telaista esperto in bici, ed oggi
lavora come tecnico presso una nota azienda che produce e commercializza bici. Insieme a Matteo,
agronomo, hanno lavorato ad un progetto per sviluppo e commercializzazione di bici con telaio in bambù.
Bici moderne ma dal respiro antico. Anche Pietro ha contribuito in parte al medesimo progetto.
Pietro peraltro ha coronato i suoi studi in fisica con una tesi di laurea sulla pedalata, ha preso parte più
volte alla carovana del giro d’Italia ciclistico, ed oggi è uno dei massimi esperti di bike sharing in Italia,
settore da un presente incerto e da un futuro indubbiamente glorioso.
Alberto corre ancora per i monti e Luciano cerca in continuazione buone scuse per pedalare.
Gli anni passano: impegni lavorativi, mogli, figli, fidanzate, baldanzate, segugi, indugi, pertugi, pigrizie,
mestizie, calvizie, e chi più ne ha più ne metta, rendono ardua la costruzione di nuovi tasselli di memoria,
come quella scalata al Nivolet.
A sparigliare le carte oramai regolarmente e noiosamente disposte ci pensa Pietro, che propone la
partecipazione alla 24 ore di Finale, gara a staffetta oramai più che ventennale. Non è solo una
competizione, è un evento che dà spazio ad un ciclismo genuino, una manifestazione festosa, armoniosa,
faticosa.
La voglia c’è, ma le resistenze della routine quotidiana rendono un po’ faticoso l’ingaggio della squadra.
Mario aspetta il secondo erede, Matteo il primo, Pietro vive eventi particolari in ambito lavorativo.
Lo sblocco è una strisciata di carta di credito: ora siamo iscritti, stop agli indugi.
Tre giorni prima della gara, sorseggiando champagne a casa di Pietro, si definiscono le strategie.
Pietro la testa, Mario il meccanico, Matteo il materiale, Luciano striscia e sguscia.
Viviamo il giorno della gara come una fuga dal tempo. Unico elemento di supporto è il piano dei cambi,
magistralmente studiato da Pietro. Matteo sarà l’uomo delle sgomitate in partenza, Mario pedalando in
modo bilanciato porterà regolarità alla squadra, Pietro si spreme fino all’ultima goccia andando a dormire
per ultimo e facendo il giro di chiusura, Luciano darà continuità nella notte, sfruttando la sua sregolatezza.
Per il resto l’unica strategia in gara è di non avere strategie. Ad ogni giro ciascuno dà il massimo, superando
con istinto animale stanchezze, guai meccanici, avversari; chi è davanti è da prendere, chi è dietro
semplicemente non esiste più.
Il risultato in classifica premia la forza della squadra, soprattutto mentale.
In sole 24 ore abbiamo cementato un rapporto già fortissimo, ed aggiunto un altro tassello memorabile alla
nostra piccola storia di omini alla ricerca di un senso, ovviamente pedalando……

Luciano, 12/6/2019

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