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Di Filippo Albert

“Tirando le somme di queste due settimane, torno a casa pieno di soddisfazioni. La cima del Monte Bianco per uno sperone dimenticato su una delle pareti più selvagge, lo sperone della Tournette. Questa cima però mi è costata un telefono, maciullato da una pietra probabilmente fatta cadere da un camoscio. D’altronde quella è casa sua, noi eravamo solo degli intrusi. Qualche giorno prima ho realizzato un altro grande sogno, scalare una cima del Monte Rosa senza l’utilizzo degli impianti di risalita, per la cresta sud del Naso del Lyskamm, un bellissimo viaggio in un altro angolo remoto e dimenticato di una montagna sovraffollata. E per concludere in bellezza, siamo saliti alla Combe Maudit per arrampicare sui satelliti del Monte Bianco, questa volta immersi nelle fiumane di persone che accorrono da tutta Europa per scalare sul granito rosso, contornati dagli enormi ghiacciai che scendono verso Chamonix. Anche in questa occasione l’ho combinata grossa, facendo cadere una delle scarpette nuove in un crepaccio alla base del Pic Adolphe Rey, per fortuna l’ultimo giorno, subito prima di tornare alla civiltà.
E ora che sono di nuovo a Torino, non vedo l’ora di partire per la prossima avventura, costi quel che costi, perchè lassù, fuori da quella zona di comfort a cui tutti siamo abituati, io mi sento a casa.

Grazie a @dryarn.outdoor per l’intimo migliore che si possa avere, una sola maglietta perfetta per le notti a -10°C e le giornate a scalare a 30°C.

Grazie a @filippi.carlo@davide_aschieri@luigi.sibille per avermi assicurato nelle scalate, tenuto compagnia nelle notti più fredde, e girato le foto, dato che le mie son bloccate nei sistemi di sicurezza della samsung, chissà se riuscirò un giorno a recuperarle”.

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