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La parola Mindfulness significa “consapevolezza” o “presenza mentale”. È difficile tradurre in italiano tutte le sfaccettature di questa pratica.

John Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio, da questa definizione: “Mindfulness significa prestare attenzione, in un modo particolare: a) con intenzione, b) al momento presente, c) in modo non giudicante”. La Mindfulness è quindi un metodo per coltivare una piena presenza all’esperienza del momento, al qui e ora. Eliminando i giudizi della mente che spesso ci allontanano dal vivere a pieno le cose che facciamo. Disinserire il pilota automatico e rendere consapevole ogni piccola azione quotidiana. Se ne può fare esperienza in qualunque azione, la doccia al risveglio, il momento di preparare il pranzo, durante l’atto di mangiare o di prendere un caffè con un’amica. E perché no, è applicabile anche all’attività fisica.

La mindfulness non è:

  • Una tecnica di rilassamento: non ha lo scopo ultimo di rilassarvi. Proprio per questo è una tecnica che può essere applicata ad ogni azione che svolgete nella giornata. Dal camminare al mangiare. Sicuramente permette di rilassare la mente e alleviare lo stress;
  • Non è una religione: seppur gli studi che hanno portato a formulare la teoria e le applicazioni della mindfulness affondino le proprie radici in diverse religioni come induismo e buddismo, questa pratica è atea. Non si lega a religioni o cammini spirituali;
  • Non è assenza di pensieri: l’obiettivo di restare consapevoli e presenti, senza giudicare, non va confuso con un metodo per svuotare la mente ed eliminare tutti i pensieri. Piuttosto insegna a vederli, riconoscerli e non attaccarsi ad essi;
  • Non è uno stato di trance: uno dei principi della Mindfulness è la presenza, quindi non può essere niente di simile ad uno stato di trance. Chiarezza e lucidità mentale sono alcuni dei capisaldi;
  • Non è una condizione extrasensoriale: anzi per praticarla è necessario restare all’interno del proprio corpo e utilizzare tutti i propri sensi (dalla vista all’udito, passando per tatto, gusto e olfatto) per farne esperienza.

Un atleta spesso è sottoposto a pressioni e alla necessità di soddisfare delle aspettative. Stanchezza, prestazioni poco soddisfacenti e ansia non sono buone alleate per l’autostima e la capacità di concentrazione.

Con la meditazione mindfulness lo sportivo impara a respirare profondamente e a non farsi distrarre da tutto ciò che lo circonda, si concentra solo sul “qui e ora” liberandosi dei pensieri negativi per ridurre lo stress e migliorare le prestazioni.

L’atleta deve sentirsi appagato del suo percorso e provare piacere per quello che fa, vivendo l’allenamento come un’esperienza di benessere. È molto utile, quindi, seguire dei corsi dedicati per fare propria questa pratica con la costanza e l’esperienza.

Una buona consapevolezza di sé aiuta lo sportivo (ma non solo) a prendere coscienza dei propri fattori di stress, a riflettere sulla situazione presente e a capire come agire in modo opportuno.

 

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